short stories

Filomena Cecere torna con Lellerith

Mentre ci prepariamo a partire per il Lucca Comics & Games per regalarvi le migliori dirette con gli autori presenti alla kermesse, continuano le interviste per la sezione Off Air. Questa volta è il turno di Filomena Cecere, instancabile creatrice di mondi e narratrice di sogni, che ha da poco dato alla luce il suo nuovo progetto, Lellerith – I tratti dell’ingiuria, la prima parte di una serie di short stories in formato digitale, scaricabili da Amazon. Ecco cosa ci ha raccontato di questa fantastica avventura…

Ciao Filomena e bentornata a Fantasy On Air. Di te oramai sappiamo quasi tutto (ti faranno santa per tutte le volte che ci hai sopportato!) ma facciamo un piccolo riassunto per chi non ti conoscesse:

Filomena Cecere:

  1. scrittrice di numerosi romanzi e racconti. Tanto per citarne qualcuno: Le streghe della palude, Il pugnale di ghiaccio, I cavalieri di Elidar, Ali rosso sangue (contenuto nell’antologia Stirpe Angelica), Il tempio delle concubine (contenuto nell’antologia Stirpe Infernale), Ultimi attimi (contenuto nell’antologia I vampiri? Non esistono…)
  2. Fondatrice e membro attivo dell’associazione Chimera insieme a Cinzia Volpe e Sara Cecere
  3. Curatrice della collana (ora marchio editoriale) Nocturna per Editrice GDS
  4. Curatrice delle antologie Stirpe Infernale e Stirpe Angelica insieme ad Alfonso Zarbo
  5. Amante del Fantasy 

Ci siamo dimenticati qualcosa?

Eh sì, sono anche un’insegnante alla scuola primaria ma non chiedetemi come faccio a svolgere tutte le mie attività perché non saprei rispondervi. Ho dimenticato cosa sia il tempo libero, ma a cosa mi serve se faccio già tutto ciò che amo?☺

Siamo curiosi, hai voglia di raccontarci brevemente la tua esperienza come scrittrice? Come nasce? Come si sviluppa e quali consigli daresti a chi sta iniziando a scrivere?

Sono sempre stata una grande appassionata di quel mondo meraviglioso che è il Fantastico, libri, films, e tutto ciò che poteva farmi volare con la fantasia, ma non avevo mai pensato alla scrittura. Nel 2006 cominciarono ad affacciarsi alla mente personaggi ed ambientazioni che stuzzicavano la mia voglia di immaginazione. Li sognavo, li immaginavo, insomma era un pensiero insistente. Decisi dopo un po’di tempo di scrivere un racconto che narrasse di quei cavalieri bianchi che tormentavano le mie giornate. Un breve racconto però non poteva bastare e infatti più scrivevo più la storia si arricchiva e prendeva corpo capitolo dopo capitolo. Non pensavo di pubblicarlo, mi spronò mio marito e fu lui a cercare un editore. Nel 2008 infatti venne pubblicato I cavalieri di Elidar, primo volume della trilogia. Da allora non mi sono più fermata. Scrivo costantemente, studio e sperimento nuovi stili. Quando scrivo mi sento appagata. Un racconto o un romanzo, non ha importanza, ogni storia narrata è un pezzo di me che condivido. Ai neo scrittori suggerisco di non scrivere per la voglia di pubblicare a tutti i costi, ma di raccontare col cuore e con il desiderio di dare sempre il meglio di sé.

Che cos’è l’Associazione Chimera e di che cosa si occupa?

Chimera è arte a tutto tondo. Nata da quattro donne con un sogno comune, con passioni condivise, la pittrice Sara Cecere in arte Saknara, la fotografa e scrittrice Cinzia Volpe, la giovane scrittrice Ludovica De Santis e naturalmente io. Si prefigge lo scopo di promuovere ogni forma d’arte. Propone eventi di vari linguaggi artistici dando voce non solo a nomi noti ma anche alle potenzialità di nuovi talenti. Mostre pittoriche e fotografiche, presentazioni di libri e readings, spettacoli con esibizioni di danza, performance teatrali, dimostrazioni di body e face painting e il Flash mob writers. Tra questi spicca il festival del fantastico: Imaginarium, una kermesse di due giorni con novità librarie, giochi di ruolo, films, fumetti e miniature.

Bene dopo averti messo a tuo agio con un bel terzo grado, arriviamo al motivo per il quale la sfortuna ti ha fatto incrociare di nuovo lo staff più pazzo del mondo sulla tua strada: Lellerith, la tua nuova fatica. Hai voglia di parlarcene?

È un romanzo a episodi. Lellerith. I tratti dell’ingiuria è il primo volume pubblicato. Lellerith è morta. È un fantasma. Dal bosco in cui vaga senza pace racconta la sua storia travagliata: la stirpe dei maghi è stata annientata dagli uomini. Lei ancora bambina, viene tratta in salvo dalla madre che prima di morire l’affida a una coppia di umani. La giovane cresce nascondendo le sue origini magiche e si innamora di Ivanoe, rampollo di una nobile famiglia. Credendo di aver trovato finalmente la sua via, si accorgerà ben presto che il peggio deve ancora venire. Un paranormal romance a modo mio, dove l’amore, travagliato e tragico, fa da sfondo ad azioni incalzanti. Il primo episodio ha una connotazione gotica e uno stile malinconico, che diviene più dark nell’avanzare della vicenda, fino a trascinare il lettore, nei prossimi episodi, in un’atmosfera urbana, inquieta e combattiva.

Lellerith ha una struttura particolare, più simile al feuilleton di un tempo pubblicato a puntate sulle riviste che a una raccolta di short stories, da cosa deriva questa scelta?

Avevo scritto un racconto su una strega che viveva in un luogo e in un tempo indefinito, dove però la caccia ai danni di queste donne si ripeteva con costanza, ricordando fortemente la nostra storia. Lellerith aveva ancora tante cose da raccontare e io volevo darle voce. È nata così l’idea di una serie. Sono storie autoconclusive, short stories che il lettore può anche leggere singolarmente, ma nello stesso tempo ogni racconto si sussegue all’altro costituendo così una raccolta a puntate. Proprio come le feuilleton di un tempo.

Come nasce Lellerith? Si sta costruendo volta per volta man mano che viene pubblicato o hai già scritto l’intera storia? Nel secondo caso, ci dai qualche spoiler?

Amo narrare prima a me stessa le storie che invento, ecco perché i miei plot non sono mai troppo definiti o troppo ricchi di dettagli. Talvolta sono anche privi di un finale. Sto costruendo Lellerith racconto dopo racconto, quando ne finisco uno ho in mente come iniziare l’altro, ma non so certo come finirà.

Tu hai un “rapporto di lunga data” sia con le short stories sia con i romanzi dalla scrittura più complessa e forse più libera, quale dei due preferisci? Con quale ti senti più a tuo agio?

Ho iniziato scrivendo una trilogia, il racconto con un certo numero di battute mi stava veramente stretto. Anche da piccola, a scuola detestavo le insegnanti che mi imponevano di riassumere in una “paginetta” un intero romanzo. Non concepivo il fatto di non poter descrivere dettagli per me significativi. In una estate di un po’ di anni fa mi sono imposta di scrivere solo racconti di mille e duemila battute, per imparare a racchiudere in poche righe un’intera storia. Questo esercizio mi è servito tantissimo perché ora amo entrambe le strutture, quella più rigida del racconto e quella di più ampio respiro del romanzo.

Da scrittrice professionista cosa consiglieresti a chi volesse iniziare a scrivere racconti? E a chi volesse iniziare a scrivere romanzi?

Non mi permetto di dare consigli. Nella vita non si finisce mai di imparare e nella scrittura è uguale, magari sulla base della mia esperienza posso dare qualche piccolissimo suggerimento. Ci sono racconti che sono dei veri gioielli e che nulla hanno da invidiare a un romanzo. Alcuni sanno emozionare a volte più di certi tomi. Non è importante la lunghezza di un testo, ma è fondamentale ciò che arriva al cuore del lettore. Per coloro che vorrebbero iniziare con i racconti, proporrei di focalizzare un’immagine, un’idea e provare a descriverla prima di cimentarsi in un racconto più complesso e ricco di elementi. All’aspirante romanziere dico di sciogliere le briglie alla fantasia e scrivere di getto. Un schema iniziale aiuterà a mantenere una certa struttura, ma non è fondamentale. Solo dopo la parola “Fine” inizia il vero lavoro. Non abbiate paura di cancellare anche interi capitoli se solo percepite che non funzionano o che rallentano il ritmo del testo.

Ritornando a Lellerith, come mai la scelta di pubblicare in digitale? Come ti poni all’interno della querelle e-book vs cartaceo?

Ero tra quelli che alzavano la bandiera del “cartaceo o niente” perché la carta stampata ti trasmette emozioni anche attraverso il tatto e l’olfatto, ma grazie alla mia attività di curatrice e consulente editoriale ho cominciato a leggere i moltissimi manoscritti in digitale che mi arrivavano. Mi sono resa conto che l’euforia donata da un buon romanzo può traspirare anche attraverso un freddo tablet. E così sono passata all’e-book. Ma devo confessare che se un e-book mi entra nel cuore corro a comprarlo anche in cartaceo. In fondo rimango pur sempre un’incurabile collezionista di libri.

Qual è stato l’ultimo libro cartaceo che hai comprato? Quale l’ultimo e-book?

Ho acquistato proprio l’altro giorno in cartaceo l’intera collezione del ciclo Il libro del nuovo sole di Gene Wolfe, cinque romanzi che fondano fantascienza al romanzo popolare. È difficile vedermi uscire da una libreria con un solo libro. In e-book invece ho acquistato Il cabaret del diavolo di Giulio Leoni, che però comprerò presto anche in cartaceo.

Al di là del formato sul quale Lellerith è pubblicato, il testo ha una struttura particolare che intervalla alle pagine scritte alcune foto. Prima di tutto, chi le ha scattate? Sono tue? E poi, come mai questa scelta?

Gli scatti sono miei. Sia le foto interne che l’immagine di copertina. Avevo già sperimentato questa formula con Le streghe della palude, quattro foto per quattro racconti. Ai lettori era piaciuto e l’ho voluto riproporre anche per gli ultimi e-book che ho pubblicato, La tredicesima costellazione, Ritratti di sangue e infine Lellerith. I tratti dell’ingiuria. E sarà così anche per Nuovi ritratti di sangue di prossima uscita. La fotografia mi sta appassionando non poco. La sento come un nuovo mezzo per raccontare le mie storie. Proprio il 29 settembre la mia raccolta di dodici fotografie, che dava vita a un fotoromanzo, si è posizionata al 2° posto nel premio fotografico nazionale Visioni in giallo sezione portoli. Anche la fotografia è parte del mio desiderio costante di sperimentare.

Che rapporto hai con la fotografia?

Non sono una professionista e proprio per questo ho tanta voglia di apprendere e affinare la tecnica, per poter coglie al meglio dettagli e sfumature che passano talvolta inosservate, ma che se impresse in un fotogramma aprono le porte a innumerevoli mondi sensoriali.

Lo stile con il quale Lellerith è scritto è molto poetico, che rapporto hai con la poesia e con la musica? Ci citi il tuo brano preferito?

È vero, lo stile di Lellerith. I tratti dell’ingiuria è volutamente poetico e onirico, essendo questo primo episodio la genesi della storia e per motivi che capirete leggendolo e poi perché deve contrapporsi all’ambientazione urban che assumerà nei prossimi volumi. Ho un rapporto strano con la poesia. Non seguo particolarmente le pubblicazioni, ma so apprezzare quelle ben scritte. Solo ultimamente ho provato a comporre versi, tanto che nell’ultima edizione del concorso nazionale Nero&Giallolatino la mia poesia Ninna nanna macabra si è posizionata al 3° posto. Le mie poesie non si dissociano dalla scrittura. Anch’esse oscure, anch’esse tenebrose. Non ho un brano preferito. Ascolto tutta la musica, senza distinzione, dalla classica al rock, dal pop alla musica popolare e storica. Però ho una cantante preferita, adoro Enya e le sue melodie. Ultimamente ho imparato ad apprezzare anche i suoni contaminati di Tarja Turunen.

Qualche domanda utile per chi volesse comprare Lellerith, dove può trovarlo? Di quanti volumi è composto l’intera storia? Ogni quanto usciranno?

Per ora è acquistabile su Amazon (il formato Kindle però  purtroppo elimina le foto interne), ma presto sarà disponibile su altri e-book store. Avranno una cadenza quadrimestrale (perché nel frattempo ho tanti altri progetti da seguire) e l’intera opera sarà composta da dieci volumi. Ma tutto può ancora mutare in corso d’opera.

Dopo averti torturato ben bene, ti annunciamo che sei quasi giunta alla fine di questa intervista sana e salva, rimane solo più l’ultimo ostacolo da superare e poi ti libererai di noi. Il domandone finale: progetti per il futuro? Cosa c’è dentro il cassetto?

Sto curando una nuova antologia dedicata al fantastico con autori straordinari. Un nuovo e-book nato dai racconti di autori vari, che hanno partecipato al primo Flash mob writers lanciato da Chimera lo scorso 22 settembre. Sto scrivendo un romanzo urban fantasy. Nel 2013 inoltre uscirà la raccolta completa della trilogia di Elidar e alcuni libri per bambini.

Bene Filomena, ce l’hai fatta, sei in salvo. I pazzi di Fantasy on Air ti ringraziano e ti salutano dandoti appuntamento (ihihih non ti libererai mai di noiiiii) al Lucca Comics & Games 2012… ci sarai vero?

Certo che ci sarò! Potrei perderlo? Sto contando i giorni. E poi non vedo l’ora di infilarmi nella postazione di Fantasy on Air della sala Ingellis per ascoltare le vostre interviste.

Per chi non verrà a Lucca, in che modo ti può contattare?

Tramite il mio sito www.filomenacecere.it oppure su facebook.

Grazie ancora per la disponibilità e in bocca al lupo per Lellerith!

Grazie a voi!

 

È tempo di digitale: Fantasy On Air incontra 40k Books

Oramai siamo nel pieno dell’era digitale e, sebbene le stime degli e-book venduti in Italia non siano ancora altissime  – 4,4% dei titoli in commercio secondo i dati AIE (Associazione Italiana Editori) aggiornati a Maggio 2012 -, non si può negare che il fenomeno sia in espansione. Il mercato degli e-book in Italia è ancora relativamente giovane e, mentre molti stanno a guardare, c’è chi ha deciso di scommetterci e di improntare la propria attività proprio sul digitale.

Fra questi pionieri degli anni 2000 spicca 40K Books, casa editrice che dal 2010 pubblica short stories in e-book e – udite, udite!! – a livello internazionale. Quando si dice “pensare in grande”. Loro lo hanno fatto e ci sono piaciuti, motivo per cui siamo andati a cercarli per un’intervista.

Nessuno meglio di loro, abituati a confrontarsi con diversi mercati, ci sembrava più adatto per spiegarci cosa sta succedendo nel pazzo mondo degli e-book. A farci da Beatrice in questo moderno Paradiso dantesco, Letizia Sechi, editor di 40k.  Lei ci ha gentilmente teso la mano e noi, come nostro solito, ci siamo presi tutto il braccio, lasciandoci andare a una marea di domande alle quali Letizia ha pazientemente risposto.

Ed ecco a voi il risultato:

Buongiorno Letizia e buongiorno a tutto lo staff di 40k, benvenuti a Fantasy on Air, accomodatevi pure. Possiamo portarvi qualcosa? Caffè, thé, meee… sì è una battuta vecchia ma a noi piace sempre tanto. Stendiamo un velo pietoso e cominciamo.Come prima cosa avete voglia di presentarvi per chi non vi conoscesse? Cos’è 40k e da chi è composta la redazione?

Grazie a voi! 40k è nata nel 2010 come casa editrice esclusivamente digitale e multilingue. Pubblichiamo racconti di genere – fantascienza, prevalentemente – e saggi di cultura digitale. Marco Ferrario è il nostro Amministratore delegato, Giuseppe Granieri è il direttore editoriale. Io sono l’editor, e per il resto del lavoro redazionale collaboriamo con delle figure esterne alla casa editrice.

40k è una casa editrice particolare, oltre ad essere interamente votata al digitale e proprio grazie a questo si estende non solo sul mercato italiano ma anche in quello internazionale. Come mai questa scelta? Quale dei due è venuto prima?

40k nasce come casa editrice globale: le pubblicazioni in più lingue allo stesso tempo sono state una delle caratteristiche che ci hanno distinto fin dal 2010. Questo perché con l’editoria digitale è possibile superare i confini nazionali come mai si era potuto fare in precedenza: ogni lettore nel mondo è a portata dello stesso clic.

Grazie alla vostra particolare natura avete la possibilità di valutare a360° le differenze fra i mercati. A vostro avviso come si sta muovendo quello italiano nei confronti del digitale? L’Italia in quale misura è più indietro – se lo è – rispetto al resto d’Europa nell’acquisto di e-book?

Più che rispetto al resto dell’Europa le differenze si notano rispetto al mercato americano, più maturo e sostanzioso specie in termini di numeri. I lettori sono i primi a cambiare aspettative e rapidamente, rispetto ai nuovi prodotti, si adattano in fretta ai cambiamenti. L’editoria, in quanto sistema complesso, è meno elastica.

Da cosa deriva la scelta di pubblicare solo ed esclusivamente in digitale?

Dall’idea fondamentale di sperimentare sul serio le prospettive aperte dal digitale, per imparare a fare gli editori in modo del tutto nuovo. Dover sostenere anche la produzione tradizionale non ci avrebbe permesso lo stesso livello di innovazione.

Quali sono a vostro avviso i punti forti del digitale quali i punti deboli?

Allo stato attuale la difficoltà maggiore è raggiungere margini soddisfacenti: i prezzi sono molto più bassi rispetto al cartaceo e anche avvicinando allo zero i costi di produzione quelli dell’editoria di qualità non cambiano (traduzioni, revisioni, etc.).

E del cartaceo?

I limiti del cartaceo stanno nella fisicità del prodotto: produrlo e distribuirlo è costoso, il vincolo d’accesso al mercato del libro fisico di fronte alla possibilità del digitale di mettere immediatamente in relazione autore e lettore con uno sforzo economico molto piccolo sembra sempre più ingiustificato.

Cosa ne pensate della diatriba fra sostenitori e detrattori degli e-book? Il digitale sostituirà mai il cartaceo?

Le diatribe in genere non ci appassionano. Molta parte della produzione di carta, probabilmente, avrà un futuro solo digitale. I due formati convivranno mettendo in valore le caratteristiche specifiche di ciascuno: begli oggetti stampati, libri comodi e funzionali in digitale.

Qual è a vostro avviso la naturale evoluzione del e-book? Quali nuovi contenuti ci regalerà in futuro? Quali le nuove frontiere?

A parte le evoluzioni tecnologiche dobbiamo aspettarci molti cambiamenti in termini di mentalità. Gli editori devono imparare a essere sufficientemente agili da rispondere in modo tempestivo alle aspettative dei lettori, che come dicevamo abbracciano l’innovazione in tempi molto più rapidi dell’industria. Molto dipenderà dai tempi e i modi in cui si costruirà un mercato interessante in termini numerici, in grado di garantire maggiore attenzione e investimenti da parte dei vari attori del mercato.

In questi tempi si sta facendo sempre più calda la discussione in merito al prezzo degli e-book, senza scendere nei dettagli, qual è a vostro avviso il prezzo giusto per un e-book?

L’aspetto più interessante in tema di prezzi è poter sperimentare con il concetto di dinamicità: costruire un prezzo che risponda alle dinamiche di domanda che il mercato stesso stabilisce. Il prezzo giusto non è quello basso perché soddisfa in modo ovvio il consumatore (perché il lettore è un personaggio diverso): è stabilito in base alla percezione di valore che attribuiamo al bene che stiamo acquistando. E il lettore, a differenza del consumatore, ha probabilmente una percezione diversa del valore di un ebook.

Il passaggio dal cartaceo al digitale ha sicuramente reso più semplice la pirateria, credete che il DRM possa essere il modo più efficace per combatterla?

Non lo crediamo affatto, e di conseguenza non utilizziamo protezioni per i nostri ebook. La tecnologia è fatta per copiare dati in modo semplice e veloce e trasferirli con la stessa praticità. Pensare che ci sia un modo per vincolarne l’essenza per rispondere a esigenze costruite su un mondo fisico che seguiva regole diverse è come minimo una posizione ingenua.

Ok ora basta con le domande «scomode» e passiamo a qualcosa di più rilassante. Torniamo a voi, avete fatto di short is more il vostro motto, perché?

Perché nell’ideare 40k ci siamo concentrati sull’esperienza di lettura digitale, che deve molto alle consuetudini del Web: per questo letture brevi, adatte a essere consumate nel tempo parcellizzato che viviamo nella nostra quotidianità. Storie da leggere in un paio d’ore, saggi che abbiano un concetto forte e apprezzabile in breve tempo.

Al recente Salone del Libro di Torino avete lanciato la nuova serie di e-book in collaborazione con La Stampa. Ovviamente vi facciamo le nostre congratulazioni, essendo Fantasy on Air sabauda, questo nuovo sodalizio non può che riempirci d’orgoglio. Per ora i libri in coedizione sono quattro e tutti di impianto giornalistico d’inchiesta, a cosa è dovuta questa decisione?

Al fatto che la sinergia tra editoria digitale e giornalismo può dare risultati davvero interessanti: articoli di ampio respiro, giornalismo d’inchiesta, approfondimenti, possono avvantaggiarsi della tempestività dell’editoria digitale e trovare uno spazio che su quotidiani online e stampati non esiste quasi più.

Fra i titoli in coedizione c’è Juve Campione!, è in previsione un libro sul Toro? Dovete sapere che la redazione di Fantasy on Air è granata, riflettete quindi  molto bene sulla risposta che state per dare…

Ci avvaliamo immediatamente della facoltà di non rispondere!

Su quali basi scegliete i testi da pubblicare e su quali quelli da tradurre?

Sulla base dei migliori criteri editoriali tradizionali: buon autore, buon testo, rispondenza alla nostra linea editoriale, e – per quanto riguarda i diversi mercati – anche in base alla sensibilità dei diversi lettori.

E dopo avervi fatto il terzo grado vi rassicuriamo confermandovi che siamo quasi in dirittura d’arrivo, solo più pochissime domande. Come cambia, se cambia, il lavoro dell’editor in una casa editrice digitale? Quali competenze in più deve avere?

L’editor deve abituare a lavorare il libro come un progetto. Anzi che articolato in fasi consecutive deve immaginarlo in concerto tra tutte le parti che lo compongono e interessarsi molto di più di ciascuna: non solo il lavoro con l’autore e sul testo, quindi, ma anche sulla realizzazione digitale del prodotto e sulla comunicazione intorno al titolo prima e dopo la pubblicazione.

Ultima domanda e poi vi libererete di noi (potete iniziare a stappare lo spumante). Verso cosa si sta muovendo 40k? Quali progetti ha per il futuro?

Abbiamo lanciato all’inizio di luglio il progetto 40k Unofficial, una nostra interpretazione di un mix tra editoria tradizionale e self publishing. Il nostro lavoro editoriale è concentrato nella selezione degli autori: a loro disposizione metteremo una piattaforma di servizi in grado di renderli indipendenti nella pubblicazione dei loro libri. Digitali, naturalmente!

Ora la tortura è ufficialmente finita. Non ci resta che complimentarci con voi per il lavoro che state facendo e ringraziarvi per la vostra disponibilità. Siete grandi ragazzi, andate avanti così.

Laura, Clo, Muscy e Fab vi salutano e vi lasciano tornare al vostro lavoro.

Ascolta R.I.D.

giugno: 2017
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